04/10/2024

Paolo Talone

Accreditati

Prima nazionale del nuovo lavoro della compagnia forlivese Masque Teatro programmato all’interno di Colpi di scena, la vetrina di teatro contemporaneo di Accademia Perduta/Romagna Teatri. Eleonora Sedioli è interprete di una performance al limite tra danza e istallazione artistica. Un vortice di sensazioni che scava nella memoria dell’umano, ideato e diretto da Lorenzo Bazzocchi.

Si può descrivere tutto quello che vediamo? E, qualora riuscissimo a trovare le parole adatte, sarebbero in grado di cogliere il significato più profondo del verificarsi dei fatti? Il dubbio impone rispetto e la sospensione dei comuni parametri di giudizio. Non tutto deve essere necessariamente spiegato. Forse va semplicemente registrato, colto nel suo accadere. Al limite, partecipato. Con questa consapevolezza cercheremo di abbozzare un ritratto di ciò che abbiamo visto, sentito, sperimentato davanti all’ultimo lavoro di Masque Teatro.

La compagnia, nata a Forlì nel 1992, è promotrice insieme ai filosofi Carlo Sini e Rocco Ronchi della scuola di filosofia Praxis, di cui cura l’organizzazione e la parte dedicata all’arte performativa. È quindi alla prospettiva del discorso filosofico, al ragionamento attorno all’umano e al contesto di cui fa parte, che dobbiamo indirizzare l’indagine. Una donna, o meglio la figura che interpreta Eleonora Sedioli di cui è quasi impossibile decifrare età e genere, entra in una casa. Tra i denti sussurra un «si comincia», e sarà tra le pochissime espressioni a pronunciare. Tutto il resto sono tentativi di compiere delle azioni. Tra le prime, quella di alzarsi da una poltrona e cercare di versare dell’acqua in un bicchiere posto su un tavolo a un’estremità della scena.

L’interno è polveroso e scarsamente illuminato, probabilmente non abitato da anni. Una grande portafinestra percorre tutto il fondale; affaccia su un altrove indefinito. Il tempo qui dentro si è fermato. Ma l’irrompere improvviso della figura dona un ritmo diverso alla scena. L’immutabilità delle cose entra in contrasto con il mutabile umano e della natura. Il corpo è come preso da una tensione nervosa che genera spasmi e gesti incontrollati. Non compie movimenti fluidi e naturali, ma spezzati o accelerati. Si avverte un intimo tormento e un’impossibilità di soluzione alle cose andate, sepolte nel passato. I movimenti però non hanno una giustificazione psicologica. Sono da riferire alla sfera meccanica e chimica del funzionamento del cervello.

Si torna indietro nel tempo, fino a mangiare di nuovo del frutto della conoscenza del bene e del male, che dovrebbe aiutare a catturare l’essenza dell’hegeliano spirito. Ma se conoscere è ricordare (la lezione di Carlo Sini torna utile), cosa succede se dimentichiamo? Il titolo della performance, e di tutti i volti dimenticati, appare come l’ultimo punto di una lista di mancanze, stilata da un’umanità che ha fallito. La conoscenza sembra arrivare a un punto cieco, a un’impossibilità di ricapitolazione, di ricostruzione. Ma la parola «aiutatemi», rivolta dall’attrice al pubblico, apre una speranza. Invoca la rottura della solitudine e della disperazione. Esce dall’isolamento, ammettendo l’alterità, la comunione.

Lo spettacolo, frutto di uno studio e di una ricerca che arrivano da lontano, è certamente uno dei lavori più originali visti a Colpi di scena. Incanta proprio perché interroga lo spettatore, ponendolo in una condizione di destabilizzazione.

Sarà in replica il prossimo 8 novembre ancora al Teatro Felix Guattari per la trentaduesima edizione di Crisalide, il festival creato dalla compagnia e diretto da Lorenzo Bazzocchi insieme a Eleonora Sedioli e Sara Baranzoni.

04/10/2024

Paolo Talone

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