Compagnia Micronecta
08 Mag
- 17 Mag 2026
Tutor: Sara Baranzoni

PROGETTO
Bassa Marea è un progetto di ricerca performativa che assume i moti di marea come dispositivo per indagare i processi emotivi e percettivi del corpo. Il lavoro prende forma a partire dall’osservazione dei cicli di marea e dal modo in cui questi agiscono nel tempo. Flusso, riflusso, pieno e vuoto sono condizioni fisiche e temporali che strutturano la pratica in sala agendo come forze che attraversano il corpo, il suono e lo spazio, e non come semplici metafore illustrative. L’esperienza emotiva è così intesa come campo instabile, non lineare, stratificato e in continua trasformazione.
Durante la residenza ospitata da Masque teatro, il nostro sguardo si focalizza sul corpo come materia sensibile e come luogo di accadimento. Il corpo è sottoposto a stati di pressione, accumulo, tensione e rilascio senza finalità espressive o rappresentative; questa pratica procede esponendo il soggetto a condizioni fisiche e percettive che ne mettono in crisi l’equilibrio producendo risposte non predefinite. Così la presenza scenica è intesa come risultato di un processo di attraversamento, non come costruzione di una forma spettacolare compiuta. Da questo stare sul corpo, gesto, voce, suono, luce e spazio operano come elementi drammaturgici autonomi, messi in relazione all’interno del dispositivo performativo. Non esiste gerarchia tra i linguaggi: ciascun elemento agisce come forza attiva capace di modificare lo stato degli altri. La voce sottoposta a dinamiche di compressione, frattura, saturazione e svuotamento emerge come estensione dello stato fisico del soggetto. Il suono non accompagna né sostiene l’azione, ma costruisce un ambiente acustico instabile fatto di loop, interferenze, sospensioni e silenzi che interferiscono con il flusso del corpo e ne alterano la percezione. Questa ricerca si colloca in una visione della corporeità come processo relazionale in divenire, distante da concezioni identitarie o espressive. Ci riferiamo al corpo come sistema aperto attraversato da forze ambientali, politiche e biologiche: non è soggetto isolato, ma nodo temporaneo di relazioni, materia esposta a condizioni esterne e interne. Bassa Marea agisce sulla soglia: tra pieno e vuoto, tra controllo e perdita, tra corpo e ambiente. Un’esperienza performativa che non rappresenta le emozioni, ma le mette in condizione di accadere rendendo percepibili le forze che, come una marea, continuamente attraversano i corpi e lo spazio.
IN RESIDENZA
Marica Mastromarino, Flaminia Pasquini Ferretti, Eros Dalla Barba
BIO
► Marica Mastromarino
Classe ’93, di origini pugliesi, si avvicina molto giovane alle discipline performative, con la sua prima esperienza professionale a 17 anni, si diplomerà poi alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano nel 2017, diretta da Luca Ronconi al primo anno e Carmelo Rifici poi. Continua a formarsi sia in Italia che all’estero nel campo delle arti performative; nel giugno 2023 conclude il Corso di alta formazione Malagola, diretto da E. Montanari ed E. Pitozzi. La sua ricerca si concentra sulla stretta interrelazione fra corpo e voce. Lo spettacolo che incarna questa ricerca è (Quale) Inferno _ instrumental, versione dalle infinite versioni che cambia partner (musicista) a seconda della città in cui va in scena; ma anche I primi studi sonoro-vocali intorno a Laborintus di E. Sanguineti. È attrice e performer per varie produzioni italiane. Durante la pandemia, con R. Paolini, fonda Teatro Delivery Milano, una forma di resistenza teatrale. Ha collaborato come performer e/o trainer vocale con: Casa del Contemporaneo (Napoli), Ferrara Off (Ferrara), Arteficierie Almagià (Ravenna), Spazio 13 (Bari), Compagnia Oderstrasse (Milano), Amanda Piña (CH-MX) per ToBloom/Florecimiento. È la performer selezionata per la conduzione del primo esperimento di collettivo artistico del Giffoni Film Festival 2024. Viene selezionata alla Biennale artisti del Mediterraneo 2025 “Borderless” in Slovenia con la pratica performativa “A collective breath_A collective voice”; è performer per “Around This Body of Mine”, Jonathan Van Dyke (NY).
►Flaminia Pasquini Ferretti
Classe ’93, di origini toscane, vive e lavora da dieci anni a Ravenna. Nel 2020 consegue una laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali; nel 2022 invece inizia un percorso triennale al DAMS di Bologna. Abita i linguaggi del corpo, della voce e del rito scenico come territori in continua trasformazione. La sua ricerca nasce dal desiderio di abitare il teatro come spazio di relazione, di ascolto, di necessità. Dopo un primo cammino accademico nel campo del restauro ha scelto di attraversare lo studio delle arti performative con sguardo rinnovato, lasciandosi guidare dall’incontro con maestri, compagnie, danzatori, registi, musicisti e drammaturghi che hanno tracciato nel suo corpo e nella sua voce direzioni plurali. Il suo percorso comincia nel 2015 con la non-scuola del Teatro delle Albe, luogo originario diformazione e fermento che ancora oggi accompagna il suo fare teatrale, tra creazione e trasmissione. Da allora, la scena è diventata un laboratorio vivo, attraversato da pratiche poetiche e politiche, in cui il gesto si fa memoria e la parola si fa carne. Collabora con realtà artistiche come Nerval Teatro, Teatro del Drago, Drammatico Vegetale e Ravenna Teatro intrecciando ruoli di attrice, formatrice, guida di laboratori e assistente alla creazione.
► Eros Dalla Barba
Vicenza, classe ’91. La sua ricerca attraversa sound art, performance, installazione e audiovisivo, con particolare attenzione alla spazializzazione sonora e al rapporto tra corpo, spazio e immaginario. Nei suoi progetti, il suono diventa struttura narrativa e architettonica. Molto giovane studia piano e si approccia alla produzione musicale realizzando basi hip hop e reggae. Tra il 2008 e il 2013 si muove nella scena indipendente della provincia di Vicenza, dove collabora con collettivi musicali, piccoli studi e realtà underground. Nel 2018 consegue il Certificate Program in Sound Design alla NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Collabora come fonico, sound designer e direttore tecnico con realtà come il Teatro Filodrammatici, il Piccolo Teatro di Milano, ATIR, D&G, Philipp Plein, Miu Miu, Isabel Marant. Cura il suono in Opere come Erodiade di Carlo Cerciello, (Quale) Inferno_Reloaded di Marica Mastromarino, Binary Code, Ritual, Qui c’è il mare per la Triennale di Milano, i corti Hasp e Urbanite. Parallelamente porta avanti progetti musicali sperimentali come Sunny Island per Havaianas Europe, CO(L)L’ERA e Project 17, dove la musica diventa linguaggio ibrido e veicolo di indagine culturale. Nel suo lavoro, il suono non è mai un semplice accompagnamento, ma un atto di relazione e resistenza. È una pratica che si radica nell’esperienza sensibile e si apre alla complessità del reale.